31 Maggio 1998. Il giorno di Sasha
10 anni fa, la Storia. Finale scudetto fra Virtus e Fortitudo, il derby scudetto per assegnare il titolo di campione d’Italia, giusto epilogo di una stagione che aveva visto la Fortitudo vincere la coppa Italia e la Virtus l’Eurolega. Proprio dopo la sconfitta in Coppa Italia, un piccato Danilovic disse: “A me della Coppa Italia non me ne può fregare di meno. A me interessano Eurolega e scudetto.” Un qualunque essere umano avrebbe rischiato di venire sbranato dai giornalisti, lo Zar no. Tutti sapevano bene che quelle parole, dettate sì dalla rabbia di avere perso la Coppa Italia, non erano una sparata… erano una minaccia. Come detto 31 Maggio 1998, gara 5, la Fortitudo ne ha di più, è più fresca, è davanti. La Virtus è in rimonta ma la benzina pare finita. Myers è appena sceso dopo il 5° fallo, sicuro di avere la partita in tasca. Danilovic sta giocando forse la peggiore partita della carriera, non sta in piedi, gioca praticamente su mezza caviglia. Io sono in poltrona, incredulo: ok, può capitare, non ne abbiamo più, abbiamo perso. Sasha è un cadavere, è finita davvero. Resto davanti alla tv perchè le partite le guardo fino alla fine ed anche se è dura, guardo sempre l’avversario più forte che festeggia, è una forma di rispetto, di dignità. +3 Fortitudo, due liberi per Fucka, uno su due. Dentro di me la speranza in realtà c’è, ma è una goccia in un oceano di rassegnazione. Abbio scende in palleggio, fa un consegnato a Sasha che si alza e tira cadendo indietro da più di 8 metri. Wilkins, lo tocca, non lo tocca… boh?! In ogni caso uno che ha fatto più di 20.000 punti in NBA non deve nemmeno guardarlo uno che tira da 3, sotto di 4… Dentro. Urlo. Scatto in piedi. Sento lo stesso urlo provenire dalla casa del mio vicino, pure lui tifoso Virtus. Mio padre batte le mani una volta, in un gesto di gioia, come per dire…” lo sapevo!”
Ricordo distintamente un’impressione che ebbi in quegli istanti, impressione confermata dopo aver rivisto più volte quella scena: anche lo Zar non ci crede. Binelli lo abbraccia e lui sembra quasi svuotato da ciò che ha appena fatto, sembra quasi abbandonarsi fisicamente ai complimenti del compagno. Un attimo soltanto, perchè quando va verso la lunetta per tirare il libero aggiuntivo, vedo l’espressione di Sasha: è di nuovo fiera, arrogante, quasi strafottente. Sembra dire a tutti: “si… l’ho fatto. Ed ora vi uccido.” Vidi quell’espressione è capii che quella partita non l’avremmo persa. Rivers perde l’ultimo possesso palleggiandosi su un piede, la Virtus non segna nell’ultimo possesso Supplementari. Sasha gioca i 5 minuti perfetti. Non sbaglia nulla: canestro da 2, assist a Binelli, assist a Nesterovic, bomba… una schiacciata finale, fatta non si sa bene con quali forze, su quali caviglie, perchè le sue erano distrutte. L’inchino finale. Il trionfo.
Uno dei momenti sportivi più intensi della storia di questo gioco.
Qui, il video tributo ad uno dei più grandi giocatori europei di sempre
Mi mancano le sue esultanze, la sua cattiveria, il suo gioco senza palla, la sua eleganza, frutto di ore passate ad allenarsi nella sua Sarajevo, da ragazzino durante fredde mattinate prima di andare a scuola.






