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The neverending tour goes on…
Articolo tratto da www.ilsole24ore.it
«How many roads must a man walk down before you call him a man»?
E quante strade deve percorrere un uomo da Duluth, nevosa città industriale del Minnesota, prima di arrivare al Premio Pulitzer? La risposta, in questo caso, più che nel vento, soffia sulle note delle canzoni di Dylan…
Prossimo ai 67 anni (li compirà il 24 maggio), il menestrello appare, in grande spolvero e la sua stella, invece di affievolirsi, brilla più luminosa che mai. Il suo ultimo album, Modern Times, ha scalato le classifiche di tutto il pianeta come non accadeva dagli anni settanta, mentre il primo volume dell’autobiografia Chronicles è diventato un caso letterario. Tra un concerto e l’altro, intanto, il signor Zimmerman, si toglie la soddisfazione di vincere il più prestigioso premio giornalistico del mondo.
Dopo essersi aggiudicato un Oscar per la miglior canzone (Things have changed), nel film Wonder Boys, Dylan riceve, dunque, anche il Pulitzer alla carriera con una citazione speciale per il suo “impatto profondo sulla musica popolare e la cultura americana, attraverso composizioni liriche dallo straordinario potere poetico”. Ancora una volta, il menestrello di Duluth, pioniere per vocazione, taglia per primo al traguardo. Se in passato, infatti, erano stati insigniti del premio speciale personaggi come il jazzista John Coltrane e un compositore di prima grandezza come George Gershwin, nessuna rockstar era mai riuscita a conquistare l’onorificenza.
Era il 1961 quando il giovane Bob, imbracciata una chitarra, fuggì in autostop dalla città natale verso New York, in cerca di fortuna. Non dovette attendere molto per avere la sua occasione. Già l’anno successivo usciva il primo album che, come titolo, portava semplicemente il suo nome. Il mondo incominciò a conoscerlo, però, soltanto dopo la pubblicazione del secondo disco: Freewheelin’ Bob Dylan. Un lavoro che annovera tra le sue tracce capolavori come gli inni pacifisti Blowin’ in the wind e Masters of War, oltre che l’apocalittica Hard Rain. Da allora, tra alti e bassi, infiniti cambiamenti di direzione, conversioni (musicali o religiose) la sua voce nasale e sempre più roca è stata la colonna sonora di almeno tre generazioni. Ripercorrere la sua parabola, oggi, significa davvero raccontare la storia e la cultura americana (e non solo) degli ultimi cinquant’anni.
A metà degli anni sessanta, i Beatles dicevano che Dylan aveva “mostrato loro la strada”, più tardi Bruce Springsteen ammise di avere intrapreso la sua carriera dopo aver ascoltato Like a Rolling Stone. Tutta la storia di Jokerman è costellata di omaggi, riconoscimenti e anche, naturalmente, di onorificenze. Il suo nome, con il tempo, è diventato più che leggendario. Basti dire che nel 2003, quando decise di girare il film Masked and Anonymous, attori come Val Kilmer, Jeff Bridges, Penelope Cruz, Jessica Lange, Mickey Rourke e John Goodman accettarono, senza indugio, di lavorare per il compenso minimo sindacale, pur di apparire al suo fianco.
E ora, dopo l’Oscar e il premio Pulitzer, a Dylan manca solo il Nobel. D’altra parte il suo nome è circolato spesso nelle liste dell’Accademia svedese, anche se le numerose candidature ricevute, fino ad ora, non si sono tradotte in una premiazione. Sarà destino di Bob diventare anche la prima rockstar a vincere il premio Nobel per la Letteratura? La risposta, per ora, soffia nel vento….
Solo una parola: FINALMENTE!
I’m not there
Nottata insonne trascorsa a guardare il tanto atteso (ho dovuto noleggiarlo in dvd,non avevo trovato un cristiano che fosse uno che venisse al cinema con me) “I’m not there”, di Todd Haynes, film ispirato alla vita ed alle canzoni di Bob Dylan. Forse a causa dell’orario improponibile della visione, l’ho trovato un po’ ostico per alcuni tratti (nonostante conosca abbastanza bene biografia e opere di Dylan) ma sicuramente molto poetico, eccentrico ed interessante, senza dubbio in linea con il personaggio Dylaniano. La regia di Haynes è di altissimo livello, non innovativa ma piuttosto un tributo a molti grandi del passato e con soluzioni narrative di grande impatto, ad esempio la scelta di un fittizio interrogatorio a Bob Dylan con cui si apre il film e che diventa la linea di continuità della film. Il protagonista è interpretato da sette diversi attori, tra cui di rilievo assoluto (ed in ordine di mio gradimento) la Blachett, Gere,e Bale in diversi momenti di vita dell’artista. La scelta di una donna per impersonare un uomo può sembrare un vezzo artistico, in realtà Cate Blanchett a mio parere è “la Dylan” più credibile dei sette, la più inquieta e turbata ed anche la più simile fisicamente: in alcuni tratti il volto, le movenze e il modo di parlare sono identiche a quelle del menestrello del neverending tour.
Non deve passare in secondo piano, tuttavia, che questa non è solo una pellicola su Dylan ma una fotografia (a volte anche molto ironica, esempio il cameo dell’incontro tra Dylan e i Beatles) di diversi momenti della storia degli States.
Per me un film da vedere, che siate appassionati di Dylan, di cinema d’autore o semplicemente curiosi di approfondire le tematiche trattate. Certo, se preferite cose tipo Natale in crociera lasciate perdere direttamente questo post…. ![]()

Ain’t it just like the night to play tricks when you’re tryin’ to be so quiet?
We sit here stranded, though we’re all doin’ our best to deny it
And Louise holds a handful of rain, temptin’ you to defy it
Lights flicker from the opposite loft
In this room the heat pipes just cough
The country music station plays soft
But there’s nothing, really nothing to turn off
Just Louise and her lover so entwined
And these visions of Johanna that conquer my mind
In the empty lot where the ladies play blindman’s bluff with the key chain
And the all-night girls they whisper of escapades out on the “D” train
We can hear the night watchman click his flashlight
Ask himself if it’s him or them that’s really insane
Louise, she’s all right, she’s just near
She’s delicate and seems like the mirror
But she just makes it all too concise and too clear
That Johanna’s not here
The ghost of ‘lectricity howls in the bones of her face
Where these visions of Johanna have now taken my place
Now, little boy lost, he takes himself so seriously
He brags of his misery, he likes to live dangerously
And when bringing her name up
He speaks of a farewell kiss to me
He’s sure got a lotta gall to be so useless and all
Muttering small talk at the wall while I’m in the hall
How can I explain?
Oh, it’s so hard to get on
And these visions of Johanna, they kept me up past the dawn
Inside the museums, Infinity goes up on trial
Voices echo this is what salvation must be like after a while
But Mona Lisa musta had the highway blues
You can tell by the way she smiles
See the primitive wallflower freeze
When the jelly-faced women all sneeze
Hear the one with the mustache say, “Jeeze
I can’t find my knees”
Oh, jewels and binoculars hang from the head of the mule
But these visions of Johanna, they make it all seem so cruel
The peddler now speaks to the countess who’s pretending to care for him
Sayin’, “Name me someone that’s not a parasite and I’ll go out and say a prayer for him”
But like Louise always says
“Ya can’t look at much, can ya man?”
As she, herself, prepares for him
And Madonna, she still has not showed
We see this empty cage now corrode
Where her cape of the stage once had flowed
The fiddler, he now steps to the road
He writes ev’rything’s been returned which was owed
On the back of the fish truck that loads
While my conscience explodes
The harmonicas play the skeleton keys and the rain
And these visions of Johanna are now all that remain
(Visions of Johanna – Bob Dylan)
Dopo essersi aggiudicato un Oscar per la miglior canzone (Things have changed), nel film Wonder Boys, Dylan riceve, dunque, anche il Pulitzer alla carriera con una citazione speciale per il suo “impatto profondo sulla musica popolare e la cultura americana, attraverso composizioni liriche dallo straordinario potere poetico”. Ancora una volta, il menestrello di Duluth, pioniere per vocazione, taglia per primo al traguardo. Se in passato, infatti, erano stati insigniti del premio speciale personaggi come il jazzista John Coltrane e un compositore di prima grandezza come George Gershwin, nessuna rockstar era mai riuscita a conquistare l’onorificenza.





